La App immuni è stata lanciata ormai da diversi mesi, eppure fatica -tanto- a diffondersi. Sono pochissimi gli Italiani che l’hanno scaricata, circa il 10% della popolazione. La situazione peggiore si registra al sud con punte del 6.5% come nel caso del Molise.

In Lombardia, la terra piu’ duramente colpita della penisola, solo il 10% la usa. Se considerate che è probabile che la diffusione sia familiare, ossia che i nuclei parentali siano sostanzialmente omogenei nella scelta di utilizzo o meno, il dato diventa ancora piu’ preoccupante.
Io e mia moglie l’abbiamo convintamente scaricata ed analogamente i nostri reciproci genitori.
Mi capita spesso di sentir parlare di dubbi legati alla violazione della privacy e la cosa mi fa sorridere. Usiamo quasi tutti facebook e nessuno ha dedicato qualche ora a verificare le impostazioni del centro privacy, abbiamo tessere fedeltà, usiamo app per il delivery, pagamenti digitali, condividiamo sui social qualunque cosa in tempo reale (con la gratitudine anche dei ladri), ma Immuni no, Immuni è proprio avvertita come una violazione della propria sfera personale. Un preconcetto, dato che le indicazioni di funzionamento sono ben chiare e spiegate sul sito.
Non credo che questa App sia la panacea per tutti i mali, ma è uno strumento a disposizione. Perchè non usarla? Soprattutto i piu’ giovani che hanno certamente cellulari compatibili e che hanno una vita sociale piu’ ricca della media dei miei coetanei. Perchè non usarla?
Questo periodo segnato dal covid cesserà, ma pensare che il suo contenimento sarà un ritorno al passato è semplicistico. Dovremo conviverci, affrontare con nuovi ceppi, nuovi pericoli e quindi anche fare una valutazione seria su quali sono le nostre priorità. Un timore -peraltro infondato- circa la privacy non può essere sufficiente per consentire a pericoli reali di esistere e continuare a fare danni alle persone ed al nostro vivere quotidiano.
Immuni c’è, iniziamo ad usarla.

