Il restauro non perde colpi

Il restauro non perde colpi

Prealpina del 13.03.2020

L’ospedale strapieno, le saracinesche abbassate, la piazza semivuota e la maggior parte delle attività sospese «fino a data da destinarsi»: in quest’atmosfera che appare surreale, da sotto i teloni che avvolgono (quasi ad incerottarla), la basilica bramantesca che troneggia nel cuore di Legnano, provengono i rumori prodotti dagli operai al lavoro.

La “fabbrica di San Magno”, insomma, non si ferma: prosegue, giorno dopo giorno, nonostante l’emergenza sanitaria in atto. All’opera, sulle impalcature che si elevano a decine di metri di altezza, non ci sono più di quattro o cinque persone per volta, tra tecnici e operai: dunque, il pericolo di assembramento che il decreto “Io resto a casa” intende scongiurare, di fatto non sussiste.

L’opera è a buon punto, o meglio, prosegue esattamente secondo il cronoprogramma concordato tra l’architetto parabiaghese, Luigi Terrenghi, progettista e direttore dei lavori, e l’impresa legnanese Donelli, aggiudicataria del bando emesso dalla parrocchia di San Magno.

«Come è possibile vedere, la cupola è già stata liberata dai ponteggi» spiega, soddisfatto, monsignor Angelo Cairati, parroco di San Magno e prevosto della città: «Osservando quella parte già completata, possiamo avere l’idea del colore che contraddistinguerà tutto l’edificio, ripulito, appunto, dai segni che l’inquinamento e il trascorrere del tempo vi avevano depositato».

La fase di pulitura di tutte le superfici era, infatti, la prima delle quattro previste nel progetto, seguita dal consolidamento, dalla ricostruzione e integrazione delle parti mancanti con materiali compatibili a quelli esistenti e, infine, dalla protezione, attraverso l’applicazione di speciali prodotti idrorepellenti.

Al momento i lavori si stanno concentrando sul tetto, per sistemare l’orditura delle tegole, che si reggono attraverso un sistema di appoggio e che, a fine lavori, risulteranno agganciate, in modo da impedire il loro slittamento.

«Se tutto proseguirà come da calendario – riprende don Angelo – per la festa di Pasqua sarà tolto il ponteggio che copre la facciata, mentre dovremo attendere l’estate, probabilmente il mese di luglio, per veder completato l’intervento».

Che fosse necessario mettere mano alle superfici esterne della basilica era un’esigenza che sfuggiva all’occhio meno attento: in apparenza, infatti, l’edificio non mostrava crepe o problematiche evidenti. Era bastato però l’occhio esperto dell’architetto Terrenghi per documentare, a seguito di un sopralluogo, come fosse giunto il momento d’intervenire, proprio per evitare di doverlo fare in emergenza.

Ulteriore prova dello stato di sofferenza in cui versava l’edificio religioso era stata offerta dal filmato che, girato con il supporto di un drone, aveva, appunto, palesato non l’esigenza di rifare semplicemente il look alla basilica, bensì quella d’intervenire con un serio ed accurato restauro conservativo.

Un lavoro di rilevante entità, dunque, esattamente come il suo importo: 500 mila euro, denaro che la parrocchia non possedeva e che si sta, via via, raccogliendo, grazie non solo ad alcuni finanziamenti pubblici (Fondazione Cariplo, Bcc, Banco Bpm, Regione e Comune), ma anche attraverso la generosità di aziende e privati cittadini, che hanno aderito alla campagna Anch’io restauro San Magno, ideata da un Comitato costituito proprio per raccogliere i fondi necessari.https://tpc.googlesyndication.com/safeframe/1-0-37/html/container.html

La campagna ha suddiviso idealmente la superficie della basilica in 30 lotti di diverso valore economico: «Qualche lotto è ancora disponibile» sottolinea Luca Vezzaro, a nome del Comitato: «Se riuscissimo ad assegnarli tutti, ce la faremmo a coprire non solo l’intero importo, ma anche quelle spese in più, che sono derivate dagli imprevisti incontrati in corso d’opera. Tra questi le infiltrazioni emerse a livello della lanterna e all’interno della cupola».

Prealpina – Cristina Masetti