Progetto “Anch’io restauro San Magno”. Così il territorio sa fare rete a Legnano

Progetto “Anch’io restauro San Magno”. Così il territorio sa fare rete a Legnano

Quando il territorio fa rete, le sfide si vincono. Non è nemmeno arrivato a metà, eppure l’intervento di restauro della basilica di San Magno a Legnano può dirsi un successo. Al di là degli aspetti tecnici, è il cuore che qui ha fatto la differenza: non sono bastati i confini comunali a contenere la cordata di solidarietà che si è sviluppata attorno al progetto per il recupero di uno dei gioielli storici e artistici dell’Altomilanese. All’iniziativa lanciata dalla Parrocchia di San Magno lo scorso autunno hanno risposto in tantissimi. Anche la nostra Bcc che, inserita tra i grandi contributori dell’intervento, ha voluto così essere in prima fila nel recupero di un bene che non è solamente edificio religioso, ma simbolo della vita civile, elemento caratteristico di quella socialità che fa di Legnano un fulcro territoriale. «La basilica di San Magno è anche uno straordinario tesoro del nostro territorio -osserva il presidente della nostra banca, Roberto Scazzosi. Preservarla è tramandare un’importante testimonianza; preservarla è un dovere per quanti hanno a cuore il nostro territorio. Per non dimenticare le nostre radici e conservare il bello che abbiamo».

L’operazione, che è stata presentata in ottobre ed è partita in novembre, prevede circa dodici mesi di lavori con una spesa di quasi mezzo milione di euro. Tra i migliori esempi di architettura rinascimentale lombarda di scuola bramantesca, San Magno dovrebbe tornare al suo antico splendore prima del prossimo Natale. Probabilmente già per Pasqua la basilica potrà essere liberata dalle impalcature che la ricoprono.


È stata una sfida quella lanciata dalla Parrocchia di San Magno; una sfida ponderata, ma che ha dato vita ad una risposta corale. Davanti ad un intervento necessario per evitare che la situazione potesse complicarsi, compromettendo così struttura e affreschi, e facendo lievitare anche i costi, la strada è stata quella di appellarsi al territorio attraverso un progetto socio-economico. Su invito di monsignor Angelo Cairati, nel maggio del 2018 è nato un gruppo di professionisti ed imprenditori del territorio coordinati dal compianto Mauro Mezzanzanica e sotto l’operato tecnico dell’architetto Luigi Terrenghi. Gianfranco Bononi, Mino Colombo, Paolo Ferrè, Giovanni Maria Fogagnolo, Salvatore Forte, Luca Roveda, Giuseppe Scarpa, Jody Testa e Luca Vezzaro, insieme con i componenti del Consiglio Affari Economici della Parrocchia prepositurale San Magno, hanno dato vita al comitato “Restauro basilica di San Magno” con l’intento di seguire la parte tecnica, ma soprattutto di trasmettere l’importanza non solo economica dell’iniziativa.

«I lavori sono partiti un po’ a rilento per le condizioni meteo, ma il tempo perso è stato recuperato: ad oggi (a metà del mese di febbraio, ndr) procedono nel rispetto della tabella di marcia», osserva Giuseppe Scarpa. Anche quegli imprevisti che, data l’entità dell’intervento erano stati preventivati, non ci sono stati. «Sul fronte economico, siamo decisamente avanti: i grandi contributori, come la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, hanno dato una grossa mano. Accanto a loro però abbiamo avuto una risposta significativa da privati cittadini, imprese e associazioni, a dimostrazione del forte attaccamento alla basilica».
Attorno al claim “anch’io restauro San Magno” «c’è stato un movimento che si è adoperato per arrivare all’obiettivo in tempi brevi e dare una certa tranquillità a tutta l’operazione», prosegue Scarpa. 

Per sostenere l’intervento è stata avviata una raccolta fondi: i lavori sono stati divisi in trenta lotti così da rendere non solamente più accessibile il sostegno, grazie a importi di entità più piccola, ma anche per dare concretezza della donazione effettuata. Era possibile finanziare il restauro del portone di ingresso oppure uno dei due portali in bronzo che sorgono ai lati della facciata principale, le decorazioni, i rosoni in cotto, le lesene con i capitelli e persino la copertura in rame della lanterna che, assieme alla croce, sono un po’ i simboli della basilica. Molti lotti sono già stati assegnati, ma ne restano altri per chi vuole contribuire.
Le fasi di interveto indicate dall’architetto Terrenghi sono quattro – pulitura, consolidamento, ricostruzione e integrazione, protezione – e interesseranno 1.200 metri quadri di superfici di intonaco, 890 in cotto, 310 in pietra, oltre alla copertura di 950 mq. Per farlo, l’intera basilica è stata “impacchettata” con un ponteggio di 2.700 mq, così da poter operare su tutte le superfici esterne.