Vecchi ricordi

Da non molto tempo ho ritrovato le password del mio primo blog. Ammetto che rileggere quello che scrivevo a 17-18 anni, genera davvero molte emozioni.

E’ stato il periodo dell’innamoramento politico, dei grandi confronti con web-amici che poi hanno preso strade diverse. Penso a Jacopo Tondelli, ex editorialista del Riformista ed attuale direttore de Linkiesta o Mario Adinolfi che ha poi avuto la “balzana” idea di candidarsi alle primarie del Pd contro Veltroni (che batosta!). Con noi, molti altri. Quasi tutti di sinistra, quasi tutti di idee opposte alle mie.

E’ stato il periodo delle ore passate a pensare più che a fare. Forse a cazzeggiare. Forse a porre le basi di quello che è avvenuto ed avverrà.

Spiluccando tra i vari post, ho ritrovato questo pezzo: data di pubblicazione 16-03-2005. Sette anni fa. A rileggerlo, pensando alla situazione attuale, viene da dire che forse, qualcosa di giusto c’era.

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Oramai è passato piu’ di un decennio dalla caduta della Prima Repubblica. Sulla scia dell’impeto forcaiolo sobillato ad arte da talune frange della sinistra e di certa magistratura abbiamo assistito ad un cambio di significativo rappresentanza.

Oggi, questo slancio si sta pian piano affievolendo. Sta tornando la convinzione che la politica non possa che essere fatta da politici. Da persone che abbiano speso la propria vita al servizio della comunità, da persone professionali che abbiano un chiaro e documentato cursus honorum alle spalle. Si sta realizzando che un paese non si puo’ guidare con dilettantismo o semplicemente facendo uso di tecnici una tantum. Occorre un progetto unitario, un’idea vera che tenga presente di tutte le variabili che caratterizzano una nazione grande ed importante quanto l’Italia.

La vecchia classe dirigente è in una condizione di diaspora. Tutti coloro che potrebbero ed avrebbero potuto in questi anni essere maestri si ritrovano a ricoprire ruoli esterni legati a semplici manifestazioni di gratitudine attuata, per quieto vivere, dal nuovo potere. Abbiamo volontariamente distrutto un sistema che, nella sua pur evidente imperfezione, garantiva una guida democratica e coerente del paese.

Oggi occorre invertire la rotta. Occorre tornare a garantire il voto a chi sa compiere il suo lavoro. Il periodo degli autodidatti deve cessare, pena il crollo del paese. Esistono in Italia partiti che hanno ancora forte di concetto della professionalità. Scherzosamente non si può che dire: smettiamola di far curare esseri umani da veterinari. Luca

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