Oggi vi propongo un interessante pezzo di Mirella Armiero per il Corriere del Mezzogiorno. La giornalista ha intervistato Salvo Nastasi, segretario generale del Mibact per una riflessione sull’inevitabilità della revisione del modello di fruizione culturale e turismo in Italia a seguito della pandemia.
«Parlare di ripartenza oggi è molto difficile. Quest’estate abbiamo avuto timidi segnali di ripresa, stavamo piano piano ricominciando quando improvvisamente è tornata la paura. I dati e le conseguenti decisioni del governo e delle Regioni sono quelli che conosciamo. Ora è davvero complicato». Salvo Nastasi è un ottimista di natura, ma stavolta invita alla prudenza. Il Covid incalza, ma il segretario generale del Mibact, con una lunga esperienza nel settore, cerca anche di guardare oltre e proporsi obiettivi di alto livello.
Nastasi, turismo, cultura e spettacoli sono i settore messi peggio con la pandemia?
«Certo, sono quelli più danneggiati, anche dal punto di vista psicologico. Ci vorrà certamente del tempo per convincere i turisti a tornare».
Le aperture di questa estate sono state troppo frettolose?
«Non tocca a me dirlo, c’è un comitato tecnico scientifico. Il governo si muove sulla base di dati e in estate erano buoni. Avevamo iniziato la ripresa».
Ora guardando al futuro i modelli del settore sono da ripensare?
«Assolutamente sì. Tutto va ripensato completamente. Prendiamo le città d’arte come Venezia, Firenze, Napoli, che accoglievano tantissimi turisti stranieri. Ora andrà capita la propensione a tornare in Italia… con le associazioni degli albergatori parliamo di nuovi modelli ma sappiamo che ora bisogna aspettare per poterli elaborare. Non è ancora il momento, non siamo fuori dall’emergenza. Quel che è sicuro è che nulla sarà come prima».
Cosa si potrà fare in Campania per risollevare il settore?
«Stiamo già facendo sforzi enormi, per esempio dando i fondi Fus — Fondo unico per lo spettacolo — a tutti al 100 per cento, più altri dieci milioni extra Fus. Abbiamo poi rimborsato il 70 per cento della quota di fatturato mancato ai musei statali e privati per evitare che chiudano. Bisogna tenerli aperti durante la crisi, impedire che muoiano».
Il San Carlo oggi ha un sovrintendente di caratura internazionale ma non può certo immaginare grandi produzioni…
«Lissner porta comunque a Napoli la sua bravura, dovrà rimboccarsi le maniche e dare vita a produzione autoctone. Oggi non si può che fare una politica autarchica, non ci possono essere grandi spettacoli internazionali, ma vanno mantenuti i livelli occupazionali. E poi stiamo lavorando a una piattaforma di intesa tra Mibac e Cassa depositi e prestiti per trasmettere on line le produzioni straniere a prezzi molto bassi e popolari».
Intanto c’è in corso il bando internazionale per Pompei. Ci sono candidature importanti?
«Certo, è un bando internazionale, le candidature sono in corso, si chiuderanno il primo novembre e per Natale avremo il nuovo direttore degli Scavi di Pompei».
C’è qualche settore in cui si vede già un po’ di luce?
«Nel cinema e nell’audiovisivo. L’Italia è stata un modello nel mondo nella gestione della pandemia quindi le produzioni hanno fiducia in noi, vogliono venire a girare qui. In questi giorni per esempio c’è Tom Cruise a Roma. Cinecittà è satura di prenotazioni, c’è un potenziale enorme anche per la crisi di Bollywood. Questo lo devono sapere le film commission di tutte le regioni, Campania compresa. Questo è il settore che sta già lavorando di nuovo. Speriamo segua presto tutto il resto».

